Manifesti politici 1942-1945

In occasione dell’80° anniversario della Liberazione, la “guerra sui muri” è diventata digitale


L’Istituto storico conserva manifesti e locandine prodotti dalla Repubblica Sociale Italiana, dal Comune di Modena e dalle forze di occupazione tedesche, inerenti la precettazione civile degli ebrei adulti a scopo di lavoro, la leva militare, il coprifuoco, l’accaparramento delle risorse finanziarie, industriali e alimentari e il razionamento di quest’ultime, la disciplina degli automezzi, gli atti di sabotaggio ai danni delle forze tedesche e le conseguenti rappresaglie, le fucilazioni dei partigiani catturati, la propaganda contro gli anglo-americani, il reclutamento di manodopera per la Germania, e altro ancora.
Come esplicita George Orwell nelle sue Cronache di guerra 1941-1943 “Esiste un tipo di guerra che non dà tregua, giorno e notte, cioè la guerra di propaganda”, e i manifesti ne sono un potente mezzo in quanto strumenti della propaganda fascista e nazista, mezzi di persuasione e intimidazione, forma di comunicazione politica che rilancia il nazionalismo aggressivo, il rispetto dell’ordine gerarchico, l’antisemitismo, la difesa della comunità nazionale.
L’analisi e la lettura di questi documenti permette di cogliere l’ideologia ed i codici di comunicazione che il regime ha imposto agli italiani: le immagini fanno leva su sentimenti intimi e profondi, come il dolore di una madre, per convincere gli italiani a combattere al fianco della RSI (“Non tradite mio figlio”); richiamano la necessità di unire gli sforzi dell’operaio e del soldato mettendo in primo piano l’urgenza di produrre armi e munizioni per continuare a combattere (“Lavorare e combattere. Per la patria, per la vittoria”) ed esaltando l’importanza del lavoro, come “cemento” fondamentale per la nazione e per la vittoria militare; le parole mirano a convincere i giovani a rispondere al bando di arruolamento minacciandoli di morte, qualora non si fossero presentati ai distretti militari, e promettendo l’arresto per i loro capifamiglia; esibiscono la forza e la violenza della Wermacht attraverso l’uso della lingua tedesca; rappresentano il nemico – le truppe anglo-americane – come un’orda barbarica di “negri” che saccheggiano, violentano e si macchiano di terribili crimini.
Fra il 2007 e il 2010 le unità documentarie sono state catalogate e digitalizzate e le immagini sono state inserite nella banca dati sul manifesto politico e sociale contemporaneo a cura della Fondazione Gramsci Emilia Romagna per cui sono visibili in: http://www.manifestipolitici.it
In occasione dell’80° anniversario della Liberazione, l’Istituto storico ha voluto digitalizzare questa documentazione – la “guerra sui muri” – per mettere a disposizione questo particolare approccio al periodo dell’occupazione nazifascista, sottolineando il ruolo delle immagini nella narrazione storica.


Bibliografia

  • La guerra sui muri. Manifesti, 1943-45. Fiera campionaria internazionale di Bologna, 4-12 giugno 1994, Bologna, Comitato regionale per le celebrazioni del 50° anniversario della Resistenza e della Liberazione Emilia Romagna, 1994
  • Mario de Micheli, Manifesti della Seconda guerra mondiale, Milano, Fratelli Fabbri editori 1972
  • Roberto Guerri, Manifesti italiani nella Seconda Guerra Mondiale, Milano, Rusconi 1982