Atlante elettorale della ricostruzione

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Il progetto dell’Atlante elettorale della provincia di Modena racconta la Ricostruzione non come un semplice dato statistico, ma come il risveglio di un’identità civile e politica dopo il silenzio del Ventennio. Attraverso la mappatura dei primi cinque anni post-Liberazione emerge un territorio che ritrova la propria pluralità politica: dai grandi partiti di massa come Dc, Psiup e Pci, eredi delle culture cattoliche e marxiste, alle formazioni laiche e d’azione. È un percorso lungo e complesso, che parte dalle prime elezioni amministrative del 1946 passando per le elezioni alla Costituente e il referendum monarchia/repubblica, che attraversa le elezioni politiche del 1948, poi la seconda tornata elettorale amministrativa del 1951 fino alla prima elezione dell’ente Provincia. Al centro, cronologicamente ma anche in modo sostanziale, c’è la stesura e la promulgazione della Carta costituzionale.

In questo arco di tempo, il 1946 è un anno cruciale: è l’anno in cui le cittadine e i cittadini italiani sono chiamati a indicare, attraverso tre diverse tornate elettorali, la strada sulla quale l’Italia si deve incamminare per diventare democratica. Che anche le cittadine abbiano questo diritto è una novità a suo modo rivoluzionaria, fino a qualche anno prima è considerata impensabile. Per questo motivo, la nostra ricostruzione passa anche dal riconoscimento universale di questo diritto e dalla scelta di organizzare l’accesso al voto e alla vita politica dei cittadini e cittadine attraverso i partiti politici. 

Ma quali sono i partiti che si presentano a questa prima tornata elettorale? In quali comuni riescono a candidare le proprie liste? Queste forze politiche esistevano già prima del fascismo? Di quali culture politiche sono eredi o interpreti? Riescono a radicarsi sul territorio anche dopo il 1946? Ma poi chi sono gli eletti? E quante sono le donne? E nelle elezioni successive si ripresentano o scelgono altre strade? 

Per iniziare a rispondere a queste domande abbiamo realizzato l’Atlante elettorale della ricostruzione.

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Archivi ER

Archivi ER

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Il sistema informativo partecipato Archivi ER (prima IBC Archivi) è un progetto nato nel 2007 e ora curato dal Settore Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna, in continuità con l’Istituto beni artistici culturali e naturali della Regione che lo ha sviluppato e gestito fino al 31 dicembre 2020.

L’obiettivo è mettere a disposizione del territorio regionale una infrastruttura interoperabile attraverso cui creare, gestire e pubblicare online risorse informative relative agli archivi storici emiliano-romagnoli e agli istituti ed enti che li conservano. Archivi ER è infatti l’infrastruttura che supporta gli interventi relativi al censimento degli enti conservatori, e, in particolare attraverso la piattaforma IBC-xDams, alla creazione e gestione delle descrizioni archivistiche e alla loro pubblicazione on line sul portale. 

Da sempre lo staff del Settore patrimonio culturale segue con grande cura scientifica e disponibilità i nostri progetti di descrizione e valorizzazione del patrimonio, anche in virtù della Legge 3/2016 Promozione e sostegno alle attività di valorizzazione della storia del Novecento in Emilia-Romagna che sostiene il lavoro della rete degli Istituti storici della Resistenza dell’Emilia-Romagna

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Giù le armi!

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Istituto storico di Modena e Centro documentazione donna hanno realizzato un podcast a puntate dal titolo Giù le armi! 7 aprile 1920, l’eccidio di Piazza Grande che svela, per la prima volta nel dettaglio, come accadde realmente la strage in cui persero la vita cinque lavoratori. La storia è stata ricostruita da Fabio Montella, storico e giornalista, che ha consultato documenti inediti conservati all’archivio centrale di stato di Roma e all’archivio di stato di Modena e nel 2020 ha realizzato questo podcast in tre puntate all’interno del progetto Rivoluzioni

L’eccidio è una delle pagine meno note della storia della città, sebbene all’epoca abbia destato grande impressione ed abbia avuto un’eco nazionale.→ Quando non si poteva protestare

Durante un comizio organizzato in piazza Grande dalle due Camere del Lavoro (socialista e sindacalista), i carabinieri spararono sulla folla uccidendo cinque lavoratori e ferendone un’altra trentina. I morti furono Antonio Amici, Ferdinando Gatti, Linda Levoni, Evaristo Rastelli e Stella Zanetti.

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Modena, 23 aprile 1945

Le foto della Liberazione

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La collezione contiene la digitalizzazione di una selezione di fotografie che fanno parte della raccolta fotografica dell’Archivio dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della provincia di Modena che ha una consistenza complessiva di circa 2000 unità.

All’interno di questa raccolta si distinguono le fotografie relative alla liberazione di Modena avvenuta nei giorni del 22 e 23 aprile 1945; quelle della sfilata celebrativa della vittoria della Resistenza modenese che ha avuto luogo il 30 aprile 1945 ed ha visto migliaia di partigiani sfilare per le strade della città circondati da una moltitudine di persone che assiste e festeggia; ed infine quelle della prima festa della Liberazione del 25 aprile 1946, carica di attese e di speranze di futuro.


In occasione dell’80° della Liberazione, l’Istituto storico ha voluto digitalizzare questa documentazione per mettere a disposizione di tutti un frammento della memoria visiva di quei giorni, i volti festosi dei modenesi, gli alleati che entrano in città e gli uomini e le donne che hanno combattuto contro l’occupazione nazifascista.


Il progetto di descrizione, digitalizzazione e metadatazione è stato realizzato con la cura scientifica di Laura Cristina Niero e con il cofinanziamento di Regione Emilia-Romagna, Programma regionale FESR 2021/2027, Bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale di biblioteche archivi storici musei e altri istituti e luoghi della cultura. L’inventario archivistico della raccolta fotografica è stato realizzato mediante la Piattaforma regionale per la descrizione archivistica ed è liberamente accessibile online in Archivi ER – Sistema informativo partecipato degli archivi storici in Emilia-Romagna.



Il ‘68 lungo la Via Emilia

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Il Sessantotto lungo la Via Emilia è un progetto di ricerca regionale curato dagli Istituti storici dell’Emilia Romagna in Rete e realizzato nel 2018 grazie al contributo disposto dalla legge regionale n. 3/2016 “Memoria del Novecento. Promozione e sostegno alle attività di valorizzazione della storia del Novecento”.

L’obiettivo è stato lo studio del movimento studentesco in Emilia Romagna nel biennio 1967-1969 nelle sue declinazioni provinciali (sia quello universitario, ancora limitato in quegli anni, sia quello degli studenti medi), come fenomeno emblematico e caratterizzante dell’intera stagione, cercando di cogliere i riflessi di quelle lotte nelle vite quotidiane delle realtà di provincia. Gli archivi e le fonti per lo studio di questo complesso movimento, le parole dei protagonisti, i luoghi e gli eventi di una stagione ambiziosa, antiautoritaria e utopista che, in forme diverse, ha cambiato il linguaggio e le prospettive dell’agire politico.

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Lodovico Media Library

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Lodovico è una piattaforma interattiva, aperta e trasversale che raccoglie il patrimonio storico manoscritto e fotografico in forma digitalizzata, di archivi e biblioteche, con un’apertura al patrimonio museale. Sviluppato dal Centro interdipartimentale di ricerca sulle digital humanities dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (DHMoRe), in collaborazione con le Università di Bologna e Parma, Lodovico afferisce al sistema MLOL, di cui costituisce un prezioso complemento.

Lodovico è il punto di arrivo di un progetto di cura, valorizzazione e disseminazione del patrimonio culturale che parte dall’individuazione e il recupero di opere significative, in una visione allargata e inclusiva del patrimonio culturale. All’interno di Lodovico sono riuniti materiali la cui digitalizzazione è avvenuta sia a opera degli istituti culturali coinvolti, sia con progetti promossi direttamente dal DHMoRe o mediante il recupero di fondi precedentemente digitalizzati. Un luogo in cui depositare e rendere disponibile al pubblico in modalità libera e gratuita il patrimonio culturale digitalizzato, mettendo in comunicazione tra loro le collezioni, le opere e di documenti di enti differenti attraverso standard di metadatazione condivisi.

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Rivoluzioni

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RIVOLUZIONI. Persone, luoghi ed eventi del ‘900 tra crisi e trasformazioni, è un portale dedicato alla complessità del Novecento visto dal presente: storia, cultura, società, economia, politica. Una ricerca documentaria con l’obiettivo di costruire alcuni percorsi di lettura del Novecento a Modena partendo da una selezione di eventi, luoghi e biografie individuati per la loro carica e portata rivoluzionaria in uno degli ambiti presi in esame.

Insieme a Centro documentazione donna di Modena, a Fondazione Collegio San Carlo e in collaborazione con il Comitato per la storia e le memorie del Comune di Modena il progetto, iniziato nel 2019, ha realizzato una mappatura di eventi, luoghi e biografie che hanno segnato alcuni dei cambiamenti più significativi della storia politica e sociale del nostro Novecento.

Il progetto ha avuto una seconda edizione – Rivoluzioni. Trasformazioni sociali e politiche nella cultura moderna e contemporanea – in cui, sempre adottando un approccio multidisciplinare, è proseguita la riflessione attraverso gli Oggetti rivoluzionari, l’ampliamento della ricerca storica, e l’attività con le scuole per approfondire il concetto di ‘rivoluzione’ e la sua rielaborazione critica e personale a partire dai cambiamenti della contemporaneità. La Public History come piano privilegiato per il lavoro con gli studenti e l’utilizzo di diversi linguaggi audio, video, danza.

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A passo di Liberazione

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Realizzato in occasione dell’Ottantesimo anniversario della Liberazione, il progetto A passo di Liberazione 1945-2025, curato dalla rete degli Istituti storici dell’Emilia Romagna, ripercorre la lunga Liberazione nella nostra regione. Con una visione sintetica e d’insieme e seguendo le tracce lasciate dal passaggio del fronte, si rivivono alcune delle azioni e delle battaglie partigiane e si attraversano i luoghi di alcune manifestazioni sociali, della repressione e di scontri sui territori provinciali. Il sito non è un atlante ma una mappa: in una regione tanto ricca di avvenimenti, anche nei centri minori, la scelta è stata quella di rappresentare gli eventi in una sorta di cronologia georeferenziata per mostrare il processo di progressione del fronte sui territori. La mappa digitale della regione dialoga con una linea del tempo che abbraccia il periodo della liberazione (da agosto 1944 a maggio 1945) per offrire una modalità di approccio geografica agli eventi storici, ma anche diacronica e sincronica. Cammina con noi a passo di liberazione!

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Le carte di Bruno Piva

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La storia di un fondo particolare

Le carte relative alla fuga in Argentina di Bruno Piva, capitano della Guardia nazionale repubblicana di Modena, accusato di collaborazionismo con i nazisti e omicidio continuato di partigiani, sono state depositate presso l’Istituto storico di Modena nell’ottobre 2001 da Margherita Galanti. Queste carte erano state raccolte e conservate da Mario Galanti, il nonno di Margherita, che era il marito di Ada Falli, la sorella di Clara Falli moglie di Bruno Piva. Il momento della consegna del materiale all’Istituto fu peraltro segnato da commozione da parte di Margherita, che era completamente all’oscuro di quello che aveva fatto Piva durante la guerra civile ed era rimasta sconvolta nell’apprendere le vicende che lo avevano riguardato.


Il capitano Bruno Piva

Non sono disponibili molte informazioni su Bruno Piva prima del 1943. Originario di Spilimbergo (Pordenone), dove era nato nel 1907, si iscrive al Partito nazionale fascista nel 1926. Dopo l’8 settembre 1943 presta servizio nella Guardia nazionale repubblicana di Modena, prima nell’Ufficio politico investigativo e poi al comando della Compagnia OP (Ordine pubblico), struttura formata da un centinaio di uomini dedita alla lotta antipartigiana attraverso rastrellamenti e rappresaglie. Protagonista di numerosi episodi di violenza, prima della liberazione di Modena riesce a fuggire verso il nord Italia e poi in Svizzera. Processato nel marzo 1947 in contumacia, è condannato all’ergastolo, ma non sconterà mai un giorno di prigione grazie alla fuga in Argentina e poi all’amnistia.


Il fondo archivistico

Il progetto di descrizione, digitalizzazione e metadatazione è stato realizzato nel 2025 con la cura scientifica di Laura Cristina Niero e con il cofinanziamento di Regione Emilia-Romagna, Programma regionale FESR 2021/2027, Bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale di biblioteche archivi storici musei e altri istituti e luoghi della cultura. L’inventario archivistico della raccolta fotografica è stato realizzato mediante la Piattaforma regionale per la descrizione archivistica ed è liberamente accessibile online in Archivi ER – Sistema informativo partecipato degli archivi storici in Emilia-Romagna. Per la descrizione completa del fondo Piva si rimanda alla descrizione su Archivi-ER (→ clicca qui). Il materiale, inizialmente denominato ‘Fondo Mario Galanti’ è ora correttamente definito ‘Carte Bruno Piva’ e organizzato in serie che definiscono con maggiore precisione il contenuto, costituito quasi interamente dall’epistolario di Bruno Piva con la moglie Clara Falli ed altri famigliari (il figlio, la cognata, i genitori), con alcuni amici e con persone coinvolte a vario titolo nella sua vicenda giudiziaria e fuga (avvocati, religiosi, etc.). Ad esse si aggiungono pochi documenti personali (libretti, tessere, patenti, etc.), alcune fotografie e un fascicolo con le carte relative al processo a suo carico tenutosi presso la Corte d’Assise Speciale di Modena nel 1947.


La corrispondenza con Clara Falli

Lo scambio di lettere con Clara Falli inizia nel 1931 quando Piva si trasferisce in Sardegna come telegrafista dell’esercito. I due si sposano nell’ottobre 1936 e a quanto risulta Piva abbandona l’esercito ma, per lavoro, si trasferisce a Modena mentre la moglie continua a risiedere a Firenze. Per questo motivo la corrispondenza tra i due prosegue fino al 1942. Intanto, nel 1939 Piva fa la Scuola allevi ufficiali del genio, ma non esistono informazioni su dove abbia prestato servizio. In ogni caso, le lettere sono sempre spedite da Modena.

Lettera dalla latitanza alla moglie Clara Falli, Travagliato (Brescia) 1945


La fuga in Argentina

Poco prima della liberazione di Modena Piva come tanti altri fascisti fugge al Nord, nascondendosi con la moglie nei dintorni di Como, poi si spostano a Firenze e fino al 1947 rimane nascosto in un convento dei cappuccini. Quando si conclude il processo (→guarda la sentenza del processo in Corte di Assise Sezione Speciale di Modena, sentenza 32/47 del 1947-03-27) che lo vede imputato si separa dalla famiglia e si nasconde per due anni presso un istituto religioso del varesotto. In attesa della revisione del processo espatria a Friburgo, in Svizzera, in una casa dell’ordine dei cappuccini. Grazie alla protezione degli ambienti cattolici di Friburgo evita l’espulsione e nel 1951 prende la decisione di trasferirsi definitivamente con la famiglia in Argentina, che raggiunge via Barcellona sempre grazie ai contatti con autorità religione.

Nel fondo sono conservate le lettere che Piva scambia con la moglie e con il figlio Valerio, ma anche con diverse persone e con gli avvocati, e le carte relative al processo.

Lettera alla cognata Elvira Falli


Bibliografia

  • Rolando Balugani, La Repubblica sociale italiana a Modena. I processi ai gerarchi repubblichini, Modena, Istituto storico della Resistenza e della storia contemporanea, 1995
  • Federica Bertagna, La patria di riserva. L’emigrazione fascista in Argentina, Roma, Donzelli, 2006
  • Federica Bertagna, Vinti o emigranti? Le memorie dei fascisti italiani in Argentina e Brasile nel secondo dopoguerra, “História: Debates e Tendências”, n. 2, luglio-dicembre 2013 www.redalyc.org/pdf/5524/552456388004.p vdf



Ricerca sulla deportazione e l’internamento in Germania nella provincia di Modena, 1991-2000

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Questa documentazione è stata descritta, digitalizzata e metadatata da Laura Niero e Beatrice Tioli nell’ambito del progetto a rete “Trasfor_MO – Per una Trasformazione digitale del patrimonio culturale Modenese”, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU – PNRR Transizione digitale Organismi Culturali e Creativi (TOCC) realizzato in collaborazione con il Centro interdipartimentale di ricerca sulle digital humanities dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (DHMoRe) e con il progetto Voci connesse sostenuto da Fondazione di Modena.

Tra i recenti orientamenti dell’Istituto storico di Modena in tema di conservazione e valorizzazione del patrimonio è da sottolineare l’attenzione specifica alla fonte orale e i differenti progetti che, dal 2023, hanno consentito di mettere in atto alcuni interventi mirati. A livello generale si è infatti osservato un aumento dell’attenzione nei confronti di questo tipo di fonti, meno frequentate dagli storici rispetto ad altre tipologie di documenti, ma che rappresentano un forte connettore tra cittadinanza e Storia, specialmente oggi, che molti dei testimoni diretti di eventi cruciali per le nostre democrazie vengono meno. Fatta salva la solidità del quadro storiografico di riferimento, l’oralità permette di far fronte alla richiesta di connettori di identità, favorendo la riflessione sulle dinamiche – alle volte coerenti, alle volte divergenti – delle memorie individuali e collettive. Al fine di attuare queste potenzialità, è necessario che queste fonti siano fruibili e accessibili dal momento che i fondi di interviste conservati dall’Istituto sono conservate su nastro magnetico. Per far ciò è stato necessario integrare l’azione della digitalizzazione con uno studio dei fondi (la fonte orale è per sua natura una fonte ‘lunga’ che necessita di molto tempo per la sua analisi), e una metadatazione semantica che consentisse un’indicizzazione dei contenuti e quindi una ‘porta d’accesso’ per ricercatori e fruitori. 

Il nostro punto di partenza sono state le interviste realizzate nell’ambito di una ricerca locale sull’internamento militare e sulla deportazione in Germania promossa dall’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena congiuntamente all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (Insegnamento di Storia contemporanea), le cui trascrizioni, pressochè integrali, sono state pubblicate in un volume del 2001.

Si tratta di memorie sommerse a cui le interviste hanno dato voce; un racconto soggettivo dal quale emergono le emozioni del protagonista-intervistato, la sua personalità, le peculiarità del lessico. Le testimonianze raccolte, uniche e irripetibili, rappresentano una fonte straordinaria ai fini della comprensione dell’esperienza della deportazione, dell’elaborazione della memoria di quell’evento, delle speranze, aspettative e paure vissute allora e poi al rientro a casa, e ai fini della comprensione di quale senso quell’esperienza ha dato al tempo presente dell’intervistato.

Gli intervistati raccontano quando e dove è avvenuta la cattura, il viaggio e la destinazione della loro deportazione, le condizioni in cui erano tenuti i prigionieri, la fame, il lavoro, le condizioni abitative e quelle igieniche, la disciplina, le malattie, e la liberazione da parte degli alleati; non mancano inoltre riferimenti al rientro a casa e considerazioni sul trattamento ricevuto nel dopoguerra.

Si tratta di due nuclei separati che contengono 13 interviste a deportati di cui 3 ebrei (Silvana Formiggini, Luisa Modena e Vittorio Sacerdoti) e 44 a Internati militari di cui 42 pubblicate.

Tutte le interviste sono state descritte e digitalizzate, ma di cui sono stati pubblicati solo brevi estratti di un minuto a causa della mancanza delle liberatorie per la diffusione open access. La consultazione integrale è sempre possibile presso la sede dell’Istituto storico. La metadatazione semantica consente comunque il reperimento di queste fonti attraverso antroponimi, toponimi, abstract dell’intervista e  l’utilizzo di una indicizzazione per macroargomenti.


Bibliografia

  • Giovanna Procacci e Lorenzo Bertucelli, Deportazione e internamento militare in Germania. La provincia di Modena (Milano, Unicopli, 2001).