La storia in “Rassegna”
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Profilo di un istituto culturale
L’Istituto storico della Resistenza si costituisce a Modena il 18 novembre 1950. È il primo istituto di carattere provinciale a nascere in Italia, dopo la formazione di alcuni istituti regionali (Piemonte, Liguria, Veneto) che, nel 1940, danno vita all’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, con sede a Milano e presieduto da Ferruccio Parri.
Nei suoi primi otto anni di vita ha sede nell’ufficio del sindaco di Modena, Alfeo Corassori, tra i fondatori dell’Istituto. La mancanza di una sede condiziona l’attività dell’Istituto che, comunque, è protagonista della difesa del Sacrario partigiano della torre Ghirlandina, contro la sua rimozione richiesta da alcuni enti governativi, della realizzazione della prima Manifestazione nazionale della Resistenza nei campi di concentramento a Carpi nel 1955, della cura e diffusione della prima mostra italiana sulla deportazione, allestita in oltre quaranta città italiane e, infine, del primo tentativo (nel 1954) di costituire un Istituto regionale della Resistenza, che nascerà poi nel 1963.
Nel 1958 l’Istituto ottiene finalmente la sua prima sede pubblica, in un palazzo in Corso Canalgrande, dove cominciano ad affluire i primi fondi archivistici (in particolare le carte delle brigate partigiane) e a formarsi il primo nucleo della sua biblioteca. Inoltre, diffonde nelle scuole modenesi un opuscolo per sollecitare un corretto insegnamento della storia della Resistenza ed avvia finalmente una propria attività editoriale, con l’inaugurazione della serie dei ‘Quaderni’ (ne usciranno dodici tra il 1960 e il 1984) e la pubblicazione di una rivista annuale.
La digitalizzazione delle riviste
Nell’ambito di un progetto pluriennale di riordino, sistemazione fisica, catalogazione descrittiva e semantica del patrimonio posseduto e depositato dall’Istituto, e grazie al progetto di digitalizzazione e metadatazione realizzato nel 2025 con la cura scientifica di Giovanna Bonazzi e il cofinanziamento di Regione Emilia-Romagna, Programma regionale FESR 2021/2027, Bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale di biblioteche archivi storici musei e altri istituti e luoghi della cultura è stato possibile digitalizzare un certo numero di periodici e riviste storiche comprese quelle edite dall’Istituto tra gli inizi degli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta del secolo scorso. Il lavoro di catalogazione, soggettazione e metadatazione e i numeri digitalizzati sono consultabili sulla piattaforma Lodovico Media Library (→ accedi).
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“Rassegna annuale dell’Istituto storico della Resistenza in Modena e provincia”
Il 25 aprile 1960 esce il primo numero della “Rassegna annuale” dell’Istituto. L’intenzione è di uscire a cadenza annuale, cosa che riesce fino al n. 8 del 1967, poi nel 1969 esce l’ultimo numero doppio 9/10, che prelude a una lunga sospensione delle pubblicazioni, che durerà fino al 1980.
L’inizio è promettente, lo stesso Parri, che scrive la presentazione del primo numero, cita la rivista come esempio che dovrebbe essere seguito in tutti i capoluoghi di provincia. Il Comitato di redazione è composto da Terenzio Ascari, Bruno Bonilauri, Lorenzo Bossetti, Ennio Pacchioni (presidente dell’Istituto), Ilva Vaccari; negli anni si aggiungeranno Pietro Alberghi, Adelmo Bellelli, Gabriella Guandalini, Adalgisa Magnavacca, Giovanni Manfredi. La rivista si presenta sempre suddivisa in due parti: saggi, documenti e ricordi della Resistenza modenese e attività dell’Istituto (biblioteca, libri ricevuti, manifestazioni, lutti).
Come detto, sul finire degli anni Sessanta la rivista cessa le pubblicazioni e, nonostante l’intenzione dell’Istituto di riprendere a editare un periodico, occorre aspettare i primi anni Ottanta perché veda la luce una nuova rivista dell’Istituto storico. Intanto, escono volumi importanti, come quelli di Ilva Vaccari su Villa Emma e sull’aiuto ai prigionieri anglo-americani, sono organizzati i primi corsi di aggiornamento per insegnanti, potenziate biblioteca ed emeroteca, promossi convegni e, infine, sono inaugurati con la collaborazione dell’Istituto il Museo monumento al deportato di Carpi e il Museo della Repubblica partigiana di Montefiorino
Numero 1 della Rassegna annuale dell’Istituto storico di Modena, 1960
“Rassegna di storia dell’Istituto storico della Resistenza in Modena e provincia”
Nel 1981 l’Istituto pubblica una nuova rivista, la “Rassegna di storia”, con l’obiettivo di consolidare una rete di giovani collaboratori che si erano avvicinati. La rivista, rinnovata graficamente, esce per tredici numeri fino all’aprile 1993, alternando fascicoli monografici (Resistenza, Guerra di Spagna, Costituente e Ricostruzione, centenario della nascita del Partito socialista italiano) a fascicoli con saggi, diari e ricordi, documenti, didattica, vita dell’Istituto. Il Comitato di redazione è composto da Aldo Borsari, Mauro Francia, Luigi Guicciardi, Roberta Pinelli e la direzione è affidata a don Nino Monari.
Sono anni di cambiamento in Istituto, di iniziative legate a scadenze storiche come il cinquantenario della Guerra di Spagna e quello delle leggi razziali e di convegni fondamentali come quello su “Regime fascista e società modenese” ma, soprattutto di rinnovamento istituzionale e organizzativo, con la modifica dello statuto e il cambio del nome in Istituto storico della resistenza e di storia contemporanea di Modena e provincia (1987), la ‘provincializzazione’ dell’Istituto con la firma di convenzioni con 41 amministrazioni comunali su 47, la nascita del Centro di documentazione per la storia contemporanea, il trasferimento dalla vecchia sede di via Cesare Battisti, ormai inadeguata, a quella nuova di via Luosi all’interno dell’area del plesso scolastico dell’Istituto Fermi, che permette anche il trasferimento dell’archivio della Camera confederale del lavoro di Modena.
Rassegna di storia, nuova serie, 1981
“Rassegna di storia contemporanea”
In continuità con la “Rassegna di storia”, nel 1994 esce il primo numero di “Rassegna di storia contemporanea” il cui titolo testimonia la precisa volontà di allargare gli interessi storiografici e culturali dell’Istituto all’intera storia del Novecento. È edito dall’editore Mucchi e non più direttamente dall’Istituto, con periodicità semestrale per ampliare il suo raggio di diffusione. Ne escono nove numeri (uno doppio) fino al 1998. Il Comitato di redazione, quasi del tutto rinnovato, è composto da Lorenzo Bertucelli (direttore dal 1995), Luciano Casali, Daniela Grana, Cesare Malagoli, Ernesto Milano, Nora Sigman, Luigi Paganelli, Claudio Silingardi, Tullio Sorrentino, Velia Venturi e Gilberto Zacchè.
Accanto ai temi tradizionali di attenzione dell’Istituto – antifascismo, Resistenza, deportazione, ecc. –alcuni numeri approfondiscono tematiche nuove, come quelli monografici dedicati alla presenza degli Istituti culturali nella città di Modena, alla diffusione delle Leghe nel Nord-Est del paese, all’editoria regionale nel dopoguerra, al primo decennio post-bellico.
In quegli stessi anni si incrementa notevolmente il patrimonio archivistico, con l’arrivo dell’archivio della Federazione modenese del Pci, escono alcune pubblicazioni che mettono un punto fermo sulla storia della Resistenza, come i volumi di Claudio Silingardi e di Ilva Vaccari e, soprattutto, proprio per impulso dei dirigenti ex partigiani, diventa presidente dell’Istituto Lorenzo Bertucelli, giovane ricercatore universitario. Si realizza così il cambio generazionale rispetto ai presidenti che hanno vissuto la Resistenza.
Rassegna di storia contemporanea, 1994
Dalla carta al web: le riviste negli anni Duemila
Nel 1999 esce il primo numero di “Novecento. Rassegna di storia contemporanea”, che sostituisce la “Rassegna di storia contemporanea” con l’obiettivo di realizzare una rivista che esca da una dimensione di storia locale per confrontarsi con il dibattito storiografico nazionale e internazionale. Ne escono undici numeri fino al 2005 poi, nel 2009, esce il primo numero di “900. Per una storia del tempo presente” che, pur rimanendo nel solco dell’esperienza precedente, si conclude dopo solo quattro numeri nel 2010. L’esperienza delle riviste cartacee si conclude con i tre numeri dell’“Annale dell’Istituto storico di Modena” (con una dimensione che ritorna a essere legata al territorio modenese) pubblicati tra il 2010 e il 2012. Nel 2013 inizia l’esperienza della rivista scientifica online “E-Review. Rivista degli Istituti storici dell’Emilia-Romagna in rete” (clicca qui per accedere (→ https://e-review.it/) realizzata grazie a una redazione multidisciplinare e un campo di ricerca declinato in particolare sulla storia del territorio regionale. La rivista, di cui l’Istituto è attualmente coordinatore generale, ha all’attivo fino, sinora, dodici volumi, gli ultimi pubblicati con la casa editrice Viella di Roma.
Fascismo di guerra
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I periodici del fascismo in Istituto
Negli archivi e nell’emeroteca dell’Istituto storico sono conservati numerosi periodici editi durante il ventennio fascista, sia di carattere nazionale sia relativi alla provincia di Modena, oltre al quotidiano “Gazzetta dell’Emilia” quotidiano liberale uscito dal 1911, poi filofascista e, infine, dal 1937 dichiaratamente fascista. Un aspetto interessante è che alcuni periodici che escono negli anni della guerra riprendono i titoli di quelli usciti nella fase squadrista del fascismo, a sancire anche nel nome un’idea di continuità tra fascismo di guerra e fascismo delle origini: è il caso de “La Valanga”, organo dei Fasci di combattimento di Modena (1921-1923) e de “Il Falco”, settimanale fascista di Carpi (1922-1928).
La digitalizzazione delle riviste
Nell’ambito di un progetto pluriennale di riordino, sistemazione fisica, catalogazione descrittiva e semantica del patrimonio posseduto e depositato dall’Istituto e, e grazie al progetto di digitalizzazione e metadatazione realizzato nel 2025 con la cura scientifica di Giovanna Bonazzi e il cofinanziamento di Regione Emilia-Romagna, Programma regionale FESR 2021/2027, Bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale di biblioteche archivi storici musei e altri istituti e luoghi della cultura è stato possibile digitalizzare un certo numero di periodici e riviste storiche comprese quelle edite dall’Istituto tra gli inizi degli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta del secolo scorso. Il lavoro di catalogazione, soggettazione e metadatazione e i numeri digitalizzati sono consultabili sulla piattaforma Lodovico Media Library (→ accedi).
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La Valanga
Con l’entrata in guerra dell’Italia il fascismo intensifica l’azione di propaganda nei confronti della popolazione e del partito che, in quel momento, conosce un rapido rinnovamento dei quadri dovuto alle chiamate alle armi e agli arruolamenti volontari. Nel marzo 1941 la “Gazzetta dell’Emilia” esce con un’edizione mattutina in aggiunta a quella abituale pomeridiana. In giugno è pubblicato “La marcia”, mensile dei fascisti universitari modenesi che, sconfitto nelle sue velleità di rinnovamento del fascismo, chiuderà nel settembre 1942.
Nell’agosto 1941 escono quattro nuovi periodici fascisti, prima quindicinali e poi mensili: “La Valanga” notiziario dei Gruppi rionali del Fascio di Modena; “Il Falco” notiziario dei Fasci di combattimento della zona di Carpi; “La Squilla”, notiziario dei Fasci di combattimento della zona montana; “Vincere” notiziario dei Fasci di combattimento della zona di Castelfranco Emilia e Vignola.
Tutti e quattro i periodici sono diretti dallo squadrista sassolese Rodolfo Monti e, in realtà, differiscono tra loro solo per i notiziari relativi alle singole zone; potrebbero quindi essere considerati un’unica pubblicazione. I temi riguardano la politica nazionale fascista, in particolare le notizie relative ai diversi fronti di guerra (cui è dedicata la rubrica Commentari di guerra, curata da Enzo Ponzi), le attività e le iniziative del fascismo modenese, i provvedimenti della Federazione fascista.
L’esperienza di questi quattro periodici si conclude nel gennaio 1943, nel caso de “La Valanga” ci sarà continuità, perché il nome della testata sarà ripresa dopo l’8 settembre 1943 dalla Federazione del Partito fascista repubblicano di Modena.
Un estratto da “La Valanga”
La Valanga repubblicana
Dopo la caduta del regime nel luglio 1943, l’intermezzo del governo Badoglio e la firma dell’armistizio con gli anglo-americani, il fascismo – che ora si dichiara repubblicano per il ‘tradimento’ della Corona – si ricostruisce nel settembre 1943 come Partito fascista repubblicano. A Modena, come in altre realtà, il nuovo partito è attraversato da numerose tensioni, tra le componenti più violente – capeggiata dal direttore de “La Gazzetta dell’Emilia” Enrico Cacciari – e quelle più moderate e persino disponibili a un dialogo con gli antifascisti, come nel caso dell’esperienza del giornale “Giustizia sociale”, uscito a Modena dall’ottobre 1943 al giugno 1944 e p anch’esso presente nell’Emeroteca dell’Istituto.
Nel gennaio 1944 esce il primo numero del quindicinale “La Valanga repubblicana”, inizialmente organo dei gruppi universitari fascisti del Partito fascista repubblicano, da maggio quindicinale della Federazione fascista repubblicana modenese poi, con la trasformazione del partito come settimanale della Brigata nera ‘Mirko Pistoni’ e infine, da febbraio 1945, di nuovo organo della Federazione fascista repubblicana di Modena. Alla direzione si alternano Luigi Baraldi, Rino Lavini Corrado Rampini e Francesco Bocchi, questi ultimi due uccisi in momenti diversi dai partigiani. Sul giornale sono pubblicati appelli all’arruolamento nei diversi reparti dell’esercito o in altre formazioni fasciste, ricordi dei camerati caduti per mano partigiana, polemiche contro la Resistenza.
Un estratto da “La Valanga repubblicana”
Bibliografia
- Claudio Silingardi, Una provincia partigiana. Guerra e Resistenza a Modena 1940-1945, Milano, Franco Angeli, 1998
- Pietro Alberghi, Modena nel periodo fascista (1919-1943), Modena, Mucchi e Sias editori, 1998
- Giovanni Fantozzi, Il volto del nemico. Fascisti e partigiani alla guerra civile Modena 1943-1945, Modena, Artestampa, 2013
Archivio Pierre Célestin Lentegre (1882-1975)
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Cosa ci fanno a Modena le carte di un anarchico di Parigi?
A volte gli archivi viaggiano come e più delle persone e, in questo caso, il loro muoversi diventa una storia da raccontare, che si aggiunge a quelle contenute nelle carte in essi conservate. È, questo, il caso del fondo archivistico di Pierre Célestin Lentengre, donato all’Istituto storico di Modena nel 2018 da Nicola Sitta. Ma come ha fatto ad arrivare da Parigi fino a Modena? Proviamo a ricostruirne il percorso.
Nato il 17 dicembre 1890 a Parigi, Lentengre nel 1914 si fidanza con Aida Capocci, sorella di Oreste importante dirigente sindacale della CGT (Confederazione generale del lavoro). Dalla loro unione nasce nel 1920 Raimond, il quale nel 1944 ha una figlia, Marie-Louise. Intanto, Lentengre si sposta da Parigi in Provenza e i rapporti con il figlio degenerano, perché Raimond durante il regime di Vichy si dichiara antisemita e di destra. Per questo motivo Lentengre rompe ogni relazione con il figlio e lascia tutto quello che ha alla nipote Marie-Louise che, nel 1966, conosce a Parigi il modenese Carlo Alberto Sitta; i due si sposano l’anno dopo in Provenza, a Figanières, per poi trasferirsi a Modena. Marie-Louise si porta dietro anche le carte e i libri del nonno che, alla fine, passano al loro figlio Nicola che decide, in accordo con il padre, di donare tutto all’Istituto storico di Modena, affinché siano valorizzate.

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Chi era Pierre Célestin Lentengre?
Di professione meccanico e poi contabile, nel 1920 fonda un gruppo anarchico a Parigi ed inizia a collaborare al giornale anarchico “Le Libertaire”. Nel maggio 1923 a causa di un articolo pubblicato sul giornale è condannato a sei mesi di carcere, tornando libero in settembre. Membro del Consiglio di amministrazione del quotidiano, ne diventa l’amministratore l’11 dicembre 1923.
Dichiarazione di Lentengre a seguito dell’articolo pubblicato nel 1923 su Le Libertaire
Svolge anche attività sindacale, come membro della minoranza anarco-sindacalista della Confederazione generale del lavoro unitaria. Contrario al suo progressivo avvicinamento alle posizioni del Partito comunista, è tra coloro che promuovono la scissione e la creazione dell’Unione federativa dei sindacati autonomi che si trasformerà nel 1926 in Confederazione generale del lavoro-Sindacalismo rivoluzionario (CGT-SR).
Nel novembre 1925 è eletto nel Comitato d’iniziativa dell’Unione anarchica, e viene confermato in tale carica anche quando l’organizzazione si trasforma in Unione comunista anarchica. Nel 1927 accompagna Sébastien Faure – del quale diventa uno dei principali collaboratori – in un tour di conferenze.
Vive pienamente le vicende che attraversano l’anarchismo francese alla fine degli anni Venti, tra chi propone una organizzazione di tendenza e chi invece pensa che questa debba essere capace di tenere al suo interno, portandole a sintesi, posizioni politiche diverse. Promuove l’Associazione dei Federalisti Anarchici (AFA), diventando segretario del gruppo anarchico ‘Fernand Pelloutier’ di Parigi, ed è redattore e amministratore del suo primo organo a stampa, “Le Trait d’union libertaire”. Nel 1929 è membro del comitato ‘Colonia dei bambini libertari’, che ospita per due mesi in campagna dei bambini figli di lavoratori.
Nel novembre 1932 è delegato dell’Unione metalmeccanica della regione parigina al quarto congresso della CGT-SR. In tale occasione viene eletto nella Commissione amministrativa e diventa amministratore del giornale “Combat syndacaliste”. Dopo gli incidenti provocati dall’estrema destra a Parigi il 6 febbraio 1934, lancia sulle colonne del giornale un appello all’unità d’azione antifascista. Il 30 luglio 1936 è con Justin Olive, Raoul Chenard, Pierre Besnard e Sebastien Faure, uno dei relatori nella grande manifestazione organizzata dalla CGT-SR a Parigi per ricordare e sostenere una serie di militanti stranieri. Parla anche a una manifestazione a sostegno della ‘Free Spain’, tenutasi alla Mutualité il 1° ottobre 1936.
Non si hanno notizie sulla sua attività nel periodo dell’occupazione tedesca della Francia. Dopo la Liberazione, continua a vivere a Parigi, sottoscrive regolarmente per “Le Libertaire” e diffonde i fascicoli dell’Encyclopédie anarchiste. Nel 1948 è, con Justin Olive, segretario del Gruppo parigino dell’Associazione amici di Sebastien Faure, fondata a Lione per valorizzarne la vita e l’opera. Fino al 1955 è responsabile delle pubblicazioni dell’associazione e prosegue tale collaborazione anche negli anni successivi, quando l’associazione cambia nome in “La Ruche culturelle”, promuovendo artisti, autori e propagandisti libertari francesi. Con il passare degli anni rallenta progressivamente la sua attività anarchica, pur continuando a frequentare i vecchi compagni. Nel 1969 muore la moglie Aida, mentre lui scompare il 20 marzo 1982 a Draguignan.
Il fondo archivistico
Nell’esperienza degli istituti storici della rete Parri spesso capita di acquisire fondi archivistici poco consistenti che, però, contengono piccoli nuclei di documenti che aprono nuove piste di ricerca, o che sono importanti perché rari o introvabili altrove. Il progetto di descrizione, digitalizzazione e metadatazione è stato realizzato con la cura scientifica di Laura Cristina Niero e con il cofinanziamento di Regione Emilia-Romagna, Programma regionale FESR 2021/2027, Bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale di biblioteche archivi storici musei e altri istituti e luoghi della cultura. L’inventario archivistico della raccolta fotografica è stato realizzato mediante la Piattaforma regionale per la descrizione archivistica ed è liberamente accessibile online in Archivi ER – Sistema informativo partecipato degli archivi storici in Emilia-Romagna. Per la descrizione completa del fondo Lentengre si rimanda alla descrizione su Archivi-ER. Tra i diversi nuclei che compongono l’archivio di Lentengre, possiamo mettere in evidenza tre raccolte tra le più significative: il materiale relativo a Sébastien Faure (1858-1942), la collezione di canzoni rivoluzionarie quasi tutte scritte da Charles D’Avray (1878-1960), gli originari volumi realizzati da Henry Zisly (1872-1945).
Il materiale di Sébastien Faure
Pacifista e pedagogista, protagonista dell’anarchismo francese è autore di numerosissimi scritti, promotore di riviste anarchiche e artefice dell’Encyclopédie anarchiste tra il 1925 e il 1934, pubblicata in quattro volumi. Grazie alla sua amicizia con Faure e alla all’attività dell’associazione Les Amis de Sébastien Faure, nel fondo Lentengre è conservata parte della corrispondenza di Faure, una quantità rilevante di “manuscrits de conférences” e il carteggio relativo alla realizzazione dell’Encyclopédie anarchiste. Il fondo librario contiene decine di opuscoli scritti da Faure, una delle raccolte più rilevanti in Italia, consultabile Bibliomo (clicca qui)
Testo autografo conferenza anarchica
Lettera ai compagni
Gli spartiti delle chansons révolutionnaire
Nell’archivio Lentengre sono presenti decine di spartiti di canzoni rivoluzionarie scritte da Charles d’Avray, poeta, cantautore e performer anarchico, che le eseguiva nei café-chantant o nelle tournée di “conferenze attraverso il canto”, che riteneva fosse la migliore forma di propaganda rivoluzionaria. Autore di centinaia di canzoni, nel 1905 fonda La Muse rouge, “Gruppo di propaganda rivoluzionaria attraverso le arti”, poi dal 1922 al 1925 è direttore artistico del celebre cabaret di Montmartre “Le Grenier de Gringoire”. Promotore di galà libertari anche dopo la guerra, nel 1949 apre un nuovo cabaret, “Chez l’vieux”.
Libretti muiscali
Gli incredibili volumi di Henri Zisly
Anarchico individualista, è considerato uno dei precursori e principali organizzatori del movimento naturista in Francia e tutta la sua attività mira a sostenere un ritorno alla ‘vita naturale’, ponendosi in polemica anche dentro il movimento anarchico rispetto alle sue posizioni decisamente contrarie all’industrializzazione. Autore di articoli su numerose riviste anarchiche, sostenne le comunità naturiste e libertarie create in Francia, come quella di Essômes-sur-Marne (Aisne). Zisly realizza dodici volumi rilegati che contengono ritagli di giornale, copie manoscritte, opuscoli, periodici da inviare agli amici. La raccolta completa è disponibile solo in due istituti culturali: nel fondo Zisly dell’International institute of social history di Amsterdam e nel fondo Lentengre dell’Istituto storico di Modena.
Volumi manoscritti
Bibliografia
- Sébastien Faure, La fin douloureuse de Sebastien Faure. Apôtre libertaire de la paix. Lettres aux amis, 1939-1942, introduction de Pierre Lentente, préface de Aristide Lapeyre, Paris, La ruche ouvrière, 1957
- Jean Matron. Le Mouvements anarchiste in France, II, De 1914 à nos jour, Paris, Maspero, 1983
- Marianne Enckell et al., Les anarchistes. Dictionnaire biographique du mouvement libertaire francophone, Ivry-sur-Seine, Éditions de l’Atelier, 2014
Le carte di Enzo Ponzi (1894-1960)
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La storia del fondo archivistico
Il deposito delle carte di Enzo Ponzi in Istituto non è avvenuto in modo lineare e mancano ancora diversi tasselli. L’unica certezza è l’arrivo: nel 1998 Marcello Sighinolfi, presidente dell’Anpi provinciale di Modena, consegna a Claudio Silingardi, direttore dell’Istituto storico di Modena, uno scatolone contenente “documenti del fascismo”, da conservare in istituto senza darne particolare rilievo. Solo nel 2002 il fondo, che viene riconosciuto come prodotto da Enzo Ponzi, fondatore del fascismo modenese, è sommariamente riordinato.
Da dove arrivavano queste carte? Non c’erano tracce e nemmeno Sighinolfi era in grado di rispondere. Un’ipotesi è che alla sua scomparsa questi documenti fossero rimasti nel palazzo di via Nazario Sauro – dove Ponzi risiedeva – successivamente venduto per diventare sede di un’associazione dell’artigianato, e in qualche modo arrivati appunto a Sighinolfi. Rimangono comunque diversi dubbi: la presenza di fotocopie di parte del suo diario del 1943-45 (l’originale dove sarà finito?) e le voci, raccolte nel tempo, di un epistolario tra Ponzi e Mussolini, che possiamo dare per certo visto i rapporti tra i due. Chissà, forse un giorno questi documenti salteranno fuori.
Un profilo biografico
Nato a Torino nel 1894, Enzo Ponzi dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale – durante la quale combatte in un reparto d’assalto, ottenendo alcune medaglie – viene destinato a comandare il presidio militare di Minervino Murge, dove si distingue nella repressione dei moti popolari. A Modena partecipa alla costituzione del primo fascio del 1919, poi si reca a Fiume. Nel febbraio 1920 è degradato da capitano a soldato semplice per “indelicatezze di gioco”. Tornato a Modena, scrive sulla “Gazzetta dell’Emilia” e presiede l’Associazione studenti universitari, ed è promotore della seconda fondazione del Fascio modenese.
Nel 1921 è però costretto a dimettersi, perché favorevole al patto di pacificazione con i socialisti dell’aprile 1921. Si sposta allora a Parma, dove diventa segretario del Fascio locale dopo la vicenda delle barricate dell’agosto 1922. Osteggiato anche a Parma per le sue posizioni moderate, rientra a Modena dove inizia la carriera di avvocato, rimanendo ai margini del Partito fascista.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale assume un ruolo più attivo, come propagandista prima a Modena poi, successivamente, sul fronte jugoslavo, come capo dell’Ufficio propaganda della divisione Sassari, di stanza a Knin, in Croazia. Dopo l’8 settembre 1943 non aderisce alla Repubblica sociale, spinto a questa scelta dalla moglie Elda Cristianini che esprime posizioni antifasciste, anche se partecipa a qualche manifestazione. Proprio per la mancata partecipazione alla Rsi nel dopoguerra non subisce alcuna conseguenza per la sua adesione al fascismo e riprende la professione di avvocato fino alla morte, avvenuta il 17 giugno 1960.

Il fondo archivistico
Le carte di Enzo Ponzi sono state sottoposte a un primo riordino e inventariazione sommaria nel 2002. Il progetto di descrizione, digitalizzazione e metadatazione è stato realizzato nel 2025 con la cura scientifica di Laura Cristina Niero e con il cofinanziamento di Regione Emilia-Romagna, Programma regionale FESR 2021/2027, Bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale di biblioteche archivi storici musei e altri istituti e luoghi della cultura. L’inventario archivistico della raccolta fotografica è stato realizzato mediante la Piattaforma regionale per la descrizione archivistica ed è liberamente accessibile online in Archivi ER – Sistema informativo partecipato degli archivi storici in Emilia-Romagna. Il fondo riordinato nel 2025 da Laura Cristina Niero sulla base dei maggiori elementi biografici disponibili e di un esame attento delle carte, per cui sono stati individuate alcune serie archivistiche; Enzo Ponzi giornalista e oratore (1912 – 1915; 1940); Diari delle due guerre (1917; 1942; 1944); Raccolta fotografica (1911 – 1955); Carte private e professionali (1804-1942). A esse fa seguito l’unità archivistica Lettere di condoglianze per la morte di Enzo Ponzi (1960). La descrizione del fondo è su Ibc archivi (→ accedi).
Giornalista e oratore
Ponzi inizia la collaborazione con “La Gazzetta dell’Emilia” nell’agosto 1912 e prosegue fino al suo arruolamento nell’Esercito per partecipare alla Prima guerra mondiale, nel giugno 1915. Nell’archivio è presente un quaderno dove sono incollati i ritagli di tutti i suoi articoli. Di un certo interesse anche il foglio “I miei discorsi” con indicati data e luoghi di tutte le conferenze e manifestazioni dove Ponzi è intervenuto come relatore tra il 1921 e il 1924: comizi elettorali, conferenze di propaganda, commemorazioni, inaugurazioni di gagliardetti fascisti e degli arditi. Una sua conferenza in occasione della celebrazione del ventennale della fondazione del Fascio modenese venne edito e diffuso nel 1940.
Attività di propaganda di Enzo Ponzi
Diari della guerra
Nel fondo Ponzi sono presenti due diari da lui redatti nel ruolo di propagandista della divisione Sassari in Croazia, uno relativo al mese di maggio 1942, l’altro per il periodo ottobre-novembre dello stesso anno. I diari contengono anche cartoline e fotografie da lui raccolte e conservate. Si tratta di una documentazione interessante perché, anche se Ponzi non era coinvolto direttamente nelle azioni militari della divisione – non a caso mancano quasi completamente riferimenti alle violenze compiute dagli italiani contro partigiani e popolazione civile – emergono disillusione e frustrazione anche a fronte della crescente sfiducia dei militari della Sassari verso il regime, mettendo in crisi, come ha scritto Francesco Mantovani (→ vedi), “le grandi aspettative di rivincita anche personale con le quali era partito nella primavera dello stesso anno da Modena”.
Raccolta fotografica
In questo piccolo fondo documentario hanno un posto di rilievo le fotografie. Sono presenti immagini riguardanti il padre, il generale Vincenzo Ponzi, scattate nel periodo 1911-1929; album fotografici sulla Prima guerra mondiale; una serie di fotografie di guerra e varie di Enzo Ponzi per il periodo 1917-1922; un album di fotografie scattate tra il 1920 e il 1931, relative anche al periodo in cui Ponzi è segretario del Fascio di Parma; numerose fotografie riguardanti la famiglia scattate tra il 1918 e il 1942, ma sono presenti anche negativi del periodo successivo, fino al 1960; una miscellanea relativa a eventi pubblici avvenuti tra gli anni Trenta e Quaranta, relativi a manifestazioni e conferenze dei Gruppi rionali fascisti alle quali ha partecipato Ponzi.
Bibliografia
- Pietro Alberghi, Modena nel periodo fascista (1919-1943), Modena, Mucchi-SIAS, 1998
- Giovanni Fantozzi, Il volto del nemico. Fascisti e partigiani alla guerra civile (Modena 1943-1945), Modena, Artestampa, 2013
- Francesco Mantovani, I diari di Enzo Ponzi. L’esperienza di guerra in Croazia di un capitano dell’ufficio Propaganda (maggio-novembre 1942), “Diacronie. Studi di Storia Contemporanea”, n. 331, 2017
- Fabio Montella, Bagliori d’incendio. Conflitti politici a Modena e provincia tra guerra di Libia e Marcia su Roma, Milano, Mimesis, 2021
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Resistenza mAPPe
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Guerra e Resistenza in Emilia-Romagna. Percorsi al di qua e al di là della Linea Gotica – Mappe urbane e regionali della Guerra e della Resistenza
Resistenza mAPPe, primo lavoro di ricerca realizzato a livello regionale dagli Istituti storici, è un portale nato nel 2015 per raccontare i luoghi e gli eventi della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, pensato ed elaborato dagli Istituti Storici dell’Emilia-Romagna in Rete. Dal 2015 il progetto si è man mano aggiornato, e dal 2016 il portale dà accesso a una collana di web-app dedicate a itinerari turistico-culturali all’interno dei centri urbani dei capoluoghi di provincia, e a tre percorsi tematici regionali dedicati alla Resistenza in pianura, in montagna e sulla costa, e infine ad una app specifica dedicata ai cippi e alle lapidi nelle strade e alle piazze della città di Modena
Modena tra guerra e Resistenza. Itinerari di storia e memoria 1943-1945 è il percorso dedicato al nostro capoluogo di provincia. Un modo diverso per vedere e leggere la città. Attraverso sei itinerari tematici è possibile ricostruire le principali traiettorie e le vicende cruciali del passaggio guerra-lotta di liberazione. Lo spazio urbano, quindi, riletto e riorganizzato in funzione di una memoria da rammentare (nelle generazioni di allora) o da produrre (nelle generazioni di ora). Questa proposta rientra in un progetto più generale di riflessione e lavoro culturale sul nesso tra storia, memoria e luoghi, che vede impegnato l’Istituto storico di Modena oramai da molti anni. Un lavoro che si muove su più dimensioni, dalla ricerca storica alla divulgazione, dalla didattica alle proposte di turismo culturale, dai luoghi di memoria ai musei.
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Atlante delle formazioni partigiane modenesi
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La realizzazione di un Atlante storico digitale sulle formazioni partigiane modenesi è nata dall’esigenza di rispondere a domande fondamentali – quante e quali erano le brigate partigiane nel territorio provinciale di Modena? dove operavano? chi le guidava? – e di sistematizzare ottant’anni di ricerca scientifica. L’obiettivo primario è stato quello di superare la visione statica della Resistenza (spesso ferma all’aprile 1945) per rappresentarne la diffusione territoriale in modo dinamico e diacronico, dal settembre 1943 all’aprile 1945, ricostruendone le evoluzioni.
A partire da fonti primarie custodite presso l’Istituto storico di Modena e dalla storiografia consolidata, il progetto sfrutta le digital humanities (cartografia, georeferenziazione, data base) per descrivere meglio la struttura del movimento, la presenza partigiana diffusa ma discontinua, le differenti dinamiche tra pianura e montagna e i periodi di maggiore attività e violenza. Nonostante l’Atlante, in quanto rappresentazione digitale sperimentale, non possa esaurire l’intera complessità dell’esperienza, la sua costruzione come prodotto divulgativo ha innescato una rielaborazione storiografica, portando alla luce nuovi dettagli. Il risultato, a nostro avviso, è uno strumento ricco e utile, capace di offrire un’immagine più articolata e dinamica degli strumenti cartacei e di connettere direttamente l’utente con le fonti primarie digitalizzate.
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Cronaca dell’occupazione nazi-fascista di Modena di Adamo Pedrazzi
fabio
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Adamo Pedrazzi, bibliotecario per il Comune di Modena e reggente dell’Archivio storico comunale, è una figura di grande rilievo del contesto culturale modenese a partire dagli anni Trenta del Novecento (→ leggi qui il suo profilo biografico). Colto e umanista raffinato pubblica nella sua vita diversi studi tra i quali uno dedicato alla questione della Secchia rapita (→clicca qui per vedere i volumi da lui pubblicati). Dall’8 settembre 1943 fino alla fine di aprile 1945 decide di tenere un diario in cui raccontare ciò a cui assiste durante l’occupazione nazifascista e anche tutto ciò che la sua fitta rete di contatti gli riporta.
“…non farò commenti di nessuna specie, ma mi atterrò alla scrupolosa descrizione dell’avvenimento per sé stesso. ‘Narro quello che ho visto e non quello che ho udito dire, e se qualche volta sarò tenuto a ripetere quanto venuto alle mie orecchie lo farò denunciandone la fonte”. Pedrazzi racconta la sua Modena con una prosa di stampo ottocentesco, forbita e talvolta aulica, da cui traspare però sempre lo sconcerto rispetto alle condizioni in cui la popolazione è costretta a vivere con l’occupazione nazista e l’incubo costante dei bombardamenti.
Fonte incredibile per la ricostruzione storica degli eventi cittadini la Cronaca dell’occupazione nazi-fascista di Modena (MCMXLVIII-MCMXLV), nota anche come Cronaca Pedrazzi, è un’opera memorialistica unica nel suo genere composta da undici volumi dattiloscritti, di cui tre di narrazione, uno di indici, cinque di raccolta di materiale e infine due (non digitalizzati) dedicati agli elenchi dei caduti civili e militari. Esistono due copie dell’opera: quella conservata presso l’Istituto storico di Modena, oggetto di questo intervento, e un’altra versione, priva di varianti testuali ma corredata da ulteriori materiali documentari e allegati, conservata presso la Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti
Adamo Pedrazzi raccoglie materiali di propaganda sia di parte nazifascista che partigiana
Nel 1967 sulla Rassegna annuale dell’Istituto storico di Modena esce un articolo a firma di Tiziano Ascari dal titolo La cronaca e l’archivio Pedrazzi. Inoltre, la cronaca viene pubblicata direttamente sulla “Rassegna di storia dell’Istituto storico della Resistenza in Modena e provincia“ sia nel numero del 1983 (→ clicca qui) che nel 1985 (→ clicca qui) in occasione del quarantesimo anniversario dell’8 settembre 1943 e della fine della guerra.
La digitalizzazione di questo piccolo tesoro è stata realizzata ormai diversi anni fa all’interno di un progetto realizzato interamente dell’Istituto storico di Modena, grazie alla donazione ricevuta dalla famiglia Ferrari di Ferrara. Il lavoro di metadatazione è stato curato da Laura Niero e Beatrice Tioli che ha anche pubblicato un saggio di ricerca metodologica focalizzato sull’intervento archivistico sia in termini di descrizione catalografica che di metadatazione e inserimento nella Media Library Lodovico (insieme al fondo Brigate partigiane). Il saggio è pubblicato sulla rivista E-Review, 2023
Seleziona Adamo Pedrazzi, 9 settembre 1943
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