Spazi ribelli
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Il legame tra la Resistenza armata e il territorio
La Resistenza armata non è stata soltanto una scelta ideale e politica, ma anche e soprattutto un’esperienza profondamente legata al territorio, ai paesaggi e ai luoghi. Per combattere contro l’occupazione nazifascista, i partigiani hanno dovuto imparare a conoscere, abitare e sfruttare lo spazio circostante, trasformando montagne, valli, pianure e persino i centri urbani in veri e propri scenari di guerriglia. La geografia, insomma, non ha fatto semplicemente da sfondo agli eventi, ma ne ha determinato lo sviluppo, le strategie e le possibilità di successo. Per capire a pieno lo sviluppo e i tentativi di organizzazione delle formazioni armate modenesi è fondamentale considerarne la mobilità, le azioni o lo stanziamento su un territorio fortemente variegato.
Questo volume edito da Mimesis, curato da Mirco Carrattieri e Chiara Lusuardi – e impreziosito da un saggio introduttivo della storica Chiara Colombini –, adotta uno sguardo innovativo per raccontare la lotta di Liberazione nel territorio modenese. All’origine dell’opera c’è una ricerca scientifica crossmediale che unisce strettamente la pagina stampata alla dimensione digitale: i contenuti del libro sono infatti integrati e connessi con il portale web Atlante digitale delle formazioni partigiane modenesi, una piattaforma interattiva pensata per mappare ed esplorare l’evoluzione cronologica e geografica della guerriglia in tutto il territorio provinciale.
Una complessa ricerca che intreccia il volume all’Atlante delle formazioni partigiane modenesi
Il cuore di questo importante lavoro di ricostruzione, basato sul riesame sistematico delle fonti d’archivio conservate per la maggior parte nell’archivio dell’Istituto storico e digitalizzate, è stato condotto da un gruppo di ricercatori: Cora Benetti, Mattia Golinelli, Rocco Melegari e Alberto Stefani. A loro si deve non solo la stesura dei saggi tematici che compongono il volume, ma anche la rigorosa e dettagliata compilazione delle centinaia di schede storiche e biografiche che gli utenti possono liberamente consultare sul portale dell’Atlante digitale corredate dalle fonti primarie digitali.
Dalle prime bande nate spontaneamente sull’Appennino all’indomani dell’8 settembre 1943, fino alla strutturazione delle brigate di pianura, il lavoro degli autori analizza come le diverse morfologie del territorio abbiano influenzato la vita quotidiana e le azioni dei ribelli. Grazie a un approccio che unisce il rigore filologico alla chiarezza della narrazione, Spazi ribelli e il suo Atlante digitale non si rivolgono solo agli specialisti, ma parlano a chiunque voglia riscoprire il proprio territorio sotto una luce nuova, dimostrando come la mappa della provincia di Modena sia un grande libro di storia a cielo aperto.
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La guerra aerea. Modena e i bombardamenti alleati
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Gestire un’emergenza: i bombardamenti aerei
Cosa accade quando il cielo sopra le nostre teste si trasforma improvvisamente in una minaccia mortale? Tra il giugno 1940 e l’aprile 1945, l’Italia sperimentò sulla propria pelle la drammatica realtà della “guerra totale”. Un conflitto in cui cadde definitivamente la distinzione tra soldati al fronte e civili a casa, e in cui i centri urbani e le popolazioni diventarono i bersagli principali di una nuova e devastante strategia militare: il bombardamento aereo.
Il libro di Giulia Dodi, sostenuto e promosso dall’Istituto storico di Modena e pubblicato da Mimesis edizioni, accende i riflettori su un territorio rimasto a lungo meno indagato rispetto alle grandi metropoli italiane: attraverso una meticolosa e sistematica ricerca d’archivio che intreccia fonti locali e nazionali, l’autrice ricostruisce l’impatto della guerra nei cieli su Modena e sulla sua provincia.
Se i primi pesanti ordigni su Modena iniziarono a cadere solo nel 1944 – a partire dal primo drammatico attacco del 14 febbraio – la vita dei cittadini era in realtà cambiata già da anni. Il libro documenta con precisione la lunga preparazione psicologica e materiale che precedette le bombe: l’istituzione del Comitato provinciale di protezione antiaerea, l’introduzione dell’oscuramento, la frenetica costruzione dei rifugi antiaerei, i complessi piani di sfollamento della popolazione e i disperati tentativi di mettere al sicuro l’inestimabile patrimonio artistico locale.
Una ricerca inedita
Grazie a una narrazione che dà voce ai documenti del tempo e alle cronache cittadine, emerge il ritratto di una comunità travolta dalla paura, sospesa tra l’attesa della liberazione e il risentimento per la distruzione portata da quegli Alleati che si presentavano come “liberatori”. L’opera analizza infine la difficile fase della ricostruzione materiale e sociale nel dopoguerra, in un territorio segnato da oltre mille vittime civili e cumuli di macerie.
Il volume riprende e sistematizza un lavoro di ricerca iniziato nel 2024 e promosso dal Comitato per la storia e le memorie del Novecento del Comune di Modena in occasione del quale sono stati realizzati percorsi urbani sia digitali sia fisici, un seminario scientifico e una videoinstallazione immersiva che racconta il progressivo spostamento dell’Italia nei primi decenni del Novecento da nazione bombardatrice a nazione bombardata (una versione bidimensionale è visibile qui e attraverso il QR code stampato nella prima pagina del libro).
Arricchito da un prezioso elenco cronologico delle incursioni aeree e da una selezione di documenti dell’epoca, La guerra aerea non è solo una rigorosa ricostruzione storica locale. È, soprattutto, una profonda riflessione sulla sofferenza dei civili e sulle ferite indelebili che i bombardamenti dal cielo – ieri come oggi nei conflitti contemporanei – lasciano nel tessuto sociale e quotidiano di una comunità.
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